La Sacra Sindone

La sindone appare a San Pietro in visione

La morte di Stefano lapidato dagli ebrei fuori delle Mura di Gerusalemme fece allontanare dalla città di Davide gli apostoli che si sparsero per le terre della Palestina come un branco di colombi spauriti. Fino ad allora dopo l’ascensione di Gesù e la Pentecoste gli apostoli e discepoli erano stati trattenuti a Gerusalemme dai convertiti, sempre più numerosi, che reclamavano la loro assistenza ma il comando di Gesù li voleva missionari, portatori in tutto il mondo della buona novella. Con la morte di Stefano protomartire ebbe inizio la grande trasmigrazione. Varcato il confine palestinese alcuni discepoli giunsero anche ad Antiochia di Siria, città a quei tempi ricchissima e popolosa , movimentata e cosmopolita, fastosa e viziosissima. Tra i greci di Antiochia molti si convertirono e chiesero il battesimo cristiano. Queste prime conversioni imposero alla chiesa la soluzione di un problema importantissimo dal quale sarebbe dipeso tutto il suo avvenire. Quello cioè della possibilità di amministrare il battesimo direttamente a dei Gentili, nati e vissuti al di fuori della legge mosaica non appartenenti al popolo eletto non istruiti nella scrittura, incirconcisi.

A Joppe, l’odierna Giaffa (Tel Aviv), San Pietro era ospite di un certo Simone cuoiaio. Sul mezzogiorno l’apostolo salì sulla terrazza per pregare. Aveva fame e mentre pregava vide scendere dal cielo come un grande lenzuolo rigonfio, tenuto per le quattro cocche. Dentro c’era ogni sorta di animali pesci del mare e uccelli del cielo. Una voce gli disse di uccidere e mangiare. Ma Pietro rispose: “Non sia mai Signore, io non ho mai mangiato nulla di profano e di impuro”. La voce disse ancora: quel che Dio ha purificato non chiamarlo profano. Ciò si ripeté per 3 volte. Poi la visione sparì e Pietro capì il significato di quelle parole poco dopo, quando giunsero alla casa del cuoiaio i messi di un Centurione della Corte Italica di stanza a Cesarea.

Quel centurione si chiamava Cornelio ed era, dicono gli Atti degli Apostoli “uomo pio e timorato di Dio, il quale faceva molte elemosine ai poveri e molte orazioni al Signore”. La visione di un angelo lo aveva indotto a mandare i suoi servitori a Joppe in casa del cuoiaio a cercarvi un uomo di nome Pietro. Pietro seguì i messi, si recò a Cesarea e memore della visione di Joppe, non esitò ad entrare nella casa dello straniero che gli israeliti avrebbero considerato impura. Davanti a tutta la famiglia del Centurione Cornelio l’apostolo comunicò e spiegò la buona novella e amministrò loro il battesimo accogliendo nella chiesa Cornelio, il centurione romano, e tutta la sua famiglia di gentili. Più tardi dinanzi ai compagni stupiti per la gravità della cosa, San Pietro si giustificò  raccontando l’episodio di Joppe e la significativa concordanza delle due visioni, la sua e quella di Cornelio. Gli apostoli e i discepoli si rallegrarono che quella fosse la volontà del Signore e la conversione del Centurione Cornelio restò così il precedente di tutte le conversioni dei Gentili che a milioni nei secoli che seguirono vennero accolti nella chiesa. L’episodio di Joppe è quindi importantissimo. Il suo ricordo ha dato meritata fama a San Cornelio, il centurione convertito, primo fra i gentili. Anche se come in molti altri casi non si hanno notizie dell’uomo pio e timorato di Dio, dopo la conversione narrata dagli Atti la tradizione agiografica non senza un profondo significato lo dice vescovo a Cesarea capo di una chiesa formata tutta da pagani convertiti.

Ora noi, dopo due millenni da quanto avvenne a Pietro, diciamo di un’altra concordanza: la visione di Joppe sembra legata alla Sindone, il lenzuolo sceso per tre volte dal cielo e tenuto per le quattro cocche.      

La Cattedra di S.Pietro collega la visione alla Sindone. Essa è decorata da formelle con figure che rappresentano le costellazioni (scesa dal cielo) e animali di ogni specie, pesci del mare e uccelli del cielo (carne da mangiare)

La scelta della visione particolare avuta da Pietro – decidere se aprire la chiesa di Cristo ai pagani- a decorare la sua cattedra è di un grande significato. La cattedra richiama l’autorevolezza della testimonianza di Pietro, massima autorevolezza consegnatagli direttamente da Cristo stesso ; la Sindone richiama la comunicazione e comprensione del fatto del Risorto che ha lasciato i segni della sua resurrezione sul lenzuolo funebre nel quale fu avvolto, come aiuto alla conversione al cristianesimo di tutti i lontani dall’insegnamento di Cristo.

A legare in modo singolare le figure della visione e le figure delle formelle della cattedra c’è un filo che è un fatto, un fatto di importanza assoluta. Le figure si ottengono dal telo sindonico contorto in modo tale che dai fori fuoriescano le orecchie e le zampette e le code di quegli animali. Se la sindone non fosse stata macchiata, bruciacchiata e forata in modo tale da avere i brandelli le figure non si sarebbero ottenute. Il fatto che emerge è inequivocabilmente che la Sindone venne ridotta a brandelli, tale e quale è pervenuta a noi, dentro al sepolcro.

Pare da considerare molto probabile che la Sindone sia stata custodita personalmente da Pietro: ad Antiochia la sua cattedra fu costruita come cassapanca, usando la pietra come materiale. Probabile che come Pietro altri dopo di lui custodirono la sindone all’interno della cattedra, facendone perdere le tracce. Quando nel IX secolo venne decorata l’altra cattedra, quella che fu di Pietro quando stette a Gerusalemme (attualmente conservata nel mausoleo del Bernini all’abside della Basilica Vaticana di S.Pietro) si disegnarono proprio le figure ottenute dalla sindone.

Coloro che fecero le decorazioni quasi certamente disponevano del telo da poterne fare sperimentazione…………

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